Le Collezioni

Arte, storia e cultura popolare

 

Nella sezione di Gallipoli del Museo Diocesano sono confluite opere provenienti in massima parte dal Tesoro della Concattedrale e dall’ex-Palazzo Vescovile, ma anche dall’ex-Chiesa di S. Angelo dei Nobili, dalla Chiesa di S. Francesco d’Assisi, dal Convento dei Domenicani, dal Santuario di S. Maria del Canneto e dalla Fondazione Fumarola.

Tra le altre opere di straordinaria bellezza si possono ammirare preziosi calici, statue in cartapesta, paramenti sacri e oggetti liturgici in argento. Le opere esposte appartengono per lo più ai secoli XVII e XVIII, arco storico particolarmente importante per i numerosi artisti, locali e forestieri, presenti sul territorio e per la munificenza di alcuni Vescovi mecenati.

Una perfetta sintesi dello sviluppo in Terra d’Otranto della pittura tra ‘500 e ‘700 può essere delineando visitando i dipinti presenti in tutto il museo e quelli della Cattedrale.

Il primo piano è ricco di dipinti rappresentati Madonne, Santi o rappresentazioni della vita cristiana, mentre nel secondo piano sono conservati diversi ritratti dei vescovi della Diocesi di Gallipoli, alcuni dei quali realizzati a posteriori.

Nel Museo sono tanti i dipinti di devozione o ritratti dei vescovi che si possono ammirare: rappresentano importanti documenti della storia diocesana di Gallipoli.

Busti e statue di Santi, calici e patene, ostensori e reliquiari, candelieri e lampade, la sala degli argenti ospita oggetti prestigiosi per bellezza e solennità. L’argento: metallo fortemente suggestivo, è la materia che meglio si presta ad essere apprezzata per la sua levigatezza, la policromia e lo sfavillo dei ricami di paliotti e paramenti sacri, indispensabile per la fastosa ritualità che il culto richiedeva. La committenza, sia ecclesiastica che laica, per la realizzazione dei preziosi arredi, si rivolgeva alle rinomate botteghe di argentieri napoletani, influenzati dal dominio politico e culturale della Spagna. 

Fulcro della liturgia è l’altare sul quale vengono posti gli elementi essenziale per la liturgia e i candelabri indispensabili per l’illuminazione. Ogni epoca ha portato con sé cambi di cultura anche negli arredi, l’apice viene raggiunto durante il periodo barocco, dove le varie forme e la ricchezza con cui vengono decorati, sono all’insegna del lusso che deve spingere alla devozione. Il concetto di fondo è che tutto deve concorrere a rendere spettacolare la rappresentazione sacra.

Sulle origini della cartapesta in Italia si hanno poche e sporadiche testimonianze che riportano non oltre il XV Secolo. A Lecce, la produzione di statue in cartapesta, da parte artigiani della scultura in pietra si avvia intorno al ‘700.

Le statue sacre realizzate in cartapesta rispondevano meglio ad una committenza più devozionale, religiosa e più pratica per le numerose processioni organizzate dalle confraternite. I laboratori di cartapesta avevano un notevole numero di lavoranti che si occupavano di realizzare di statue per Via Crucis, feste patronali, e scenografici presepi.

Sotto un baldacchino proveniente dall’episcopio, presumibilmente della sala del trono, in una sala del secondo piano del Museo, è stato ricomposto il modello del trono vescovile con tre sgabelli in legno intagliato e dorato a guazzo.

Nella stessa stanza è possibile vedere allestito l’abbigliamento e parte del corredo personale di Mons. Pasquale Quaremba, vescovo di Gallipoli tra il 1956 ed il 1982, ultimo titolare della diocesi. Il suo successore Mons. Aldo Garzia ebbe l’incarico di unificare la sede di Gallipoli con quella di Nardò, così, nel 1986, nacque la Diocesi di Nardò-Gallipoli.

Durante i primi secoli del cristianesimo i celebranti e i ministri non indossavano vesti particolari, il loro abbigliamento era quello greco-romano. È con la Controriforma, a partire dalla seconda metà del XVI secolo, che si vanno diffondendo, in tutta la Chiesa Latina, regole e prescrizioni circa forme e colori per i paramenti liturgici da indossare durante le varie celebrazioni e solennità cristiane. A seguito della riforma iniziata da Papa Innocenzo III, ogni ministro ha la sua veste specifica che indica la complessa gerarchia ed i gradi dell’Ordine della Chiesa Cattolica. Seta, Argento e Oro, particolari soluzioni tecniche, unicità dei soggetti decorativi, sono le caratteristiche dei tessuti e dei ricami destinati ai paramenti.

Il nucleo di campane conservate nel Museo diocesano di Gallipoli è piuttosto consistente. Si compone di otto manufatti di diverse epoche che testimoniano quanto nel territorio gallipolino fossero diffuse le fonderie per la produzione di campane; questo con molta probabilità, per la presenza di numerose chiese e confraternite. Nella città ionica già nel ‘500 sono attive botteghe di fonditori di campane, ma è nel corso del ‘600 e del ‘700 che i fonditori gallipolini rendono la propria città il centro più produttivo del Salento per la fusione di campane che risuonano nelle chiese e nei conventi di epoca barocca.

Sulla sommità della breve scalinata d’accesso al Museo sono esposte due interessanti epigrafi funerarie latine su marmo bianco.

I lavori di ampliamento dei locali al piano terra dell’episcopio e di sistemazione del cortile esterno, effettuati tra il 1959 ed il 1960, furono l’occasione per la riscoperta dei cippi, che oggi fanno parte integrante dell’allestimento museale. 

L’uso di conservare e venerare le reliquie viene dal culto dei martiri, proprio delle origini dl cristianesimo.

I reliquiari sono “custodie” realizzate per proteggere e rendere manifesta la sacralità dei resti mortali dei santi o di oggetti a loro legati.

Tra le diverse tipologie, si ritrovano maggiormente quelle ad “ostensorio”, “a tabella”, e a “busto” nelle diverse varianti, realizzate in oro, argento, e spesso arricchite di pietre preziose.

Il culto dei santi protettori di Gallipoli, Sant’Agata, San Sebastiano, Santa Cristina, è estremamente sentito nella città jonica.

Le feste a loro dedicate sono momenti di tradizione e religiosità che trasmettono, a chi le vive, un carico di emozione, misticità e folklore che lasciano dentro un ricordo indimenticabile.

Nel Museo è possibile ritrovare statue, dipinti e reliquari a loro dedicati.

ORARI

Giugno - Settembre

Dal martedì alla domenica e i giorni festivi dalle 10,30 alle 13,30
e dalle 16,30 alle 21,30
Lunedì chiuso.

Ottobre - Maggio:

Dal martedì al giovedì dalle 9,30 alle 13,30.
Venerdì, sabato e domenica dalle 16,00 alle 20,00.
Giorni festivi dalle 16,00 alle 20,00.
Lunedì chiuso.

 

 

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Un museo è un luogo dove si dovrebbe perdere la testa. (Renzo Piano)